Il diritto d’asilo

E’ importante ricordare che nel panorama del diritto internazionale il riconoscimento del diritto d’asilo sembra poggiare su due presupposti di fondamentale importanza: la piena libertà dello Stato di concedere tale beneficio e l’assenza, da parte di chi lo reclama, di un diritto
soggettivo ad ottenerlo (1).

Infatti, sebbene la comunità internazionale abbia mostrato, anche a seguito dei risvolti storico-politici del secondo dopoguerra, una maggiore sensibilizzazione nei confronti della materia, questa dicotomia esistente tra la facoltà degli Stati di concedere asilo e l’inesistenza di un diritto soggettivo dell’individuo ad ottenerlo, permea anche la formulazione ex art. 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (2).

Nella disposizione di specie si riconosce a chi è perseguitato il diritto di godere (to enjoy) asilo senza che questo si traduca espressamente in un diritto soggettivo dell’individuo. La formulazione conclusiva della norma citata è frutto di un compromesso tra gli Stati e della volontà degli stessi di conservare un margine di discrezionalità nella definizione della materia, quale diretto corollario del principio di sovranità nazionale. Il testo originario della disposizione, infatti, garantiva simultaneamente non solo il diritto di richiedere asilo ma anche quello di vedere accolta la propria richiesta (everyone has the right to seek and to be granted, in other countries, asylum for persecution).

1. F. Rescigno, cit., pp. 33-35.

2. In seno alla disposizione ex art. 14 la Dichiarazione afferma: “1) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. 2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite”.